Vigne lungo il torrente Pardalà, a Bivongi, in Calabria
Vigne lungo il torrente Pardalà, a Bivongi, in Calabria. Foto: Marcuscalabresus · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Chi arriva in Calabria per la prima volta di solito conosce un nome solo: Cirò. È un buon punto di partenza, ma la geografia del vino calabrese è più varia di quanto sembri, e alcune denominazioni interessanti si trovano a poca distanza da Catanzaro. Questa è una guida essenziale, senza entusiasmi da depliant: cosa si beve, da dove viene e come orientarsi fra le etichette quando si entra in un'enoteca del posto.

Un vigneto antico, riscoperto da poco

La viticoltura calabrese è antichissima, ma la sua versione moderna è recente. Per buona parte del Novecento la regione ha prodotto soprattutto vino sfuso, spedito altrove per essere tagliato con vini del Nord. Il cambio di passo è arrivato con l'imbottigliamento in azienda e con il lavoro di ricerca sui vitigni autoctoni, che ha rimesso ordine in una nomenclatura confusa da secoli. Il risultato è che oggi molte etichette calabresi raccontano un territorio preciso, non un generico "rosso del Sud".

Cirò, il rosso che conoscono tutti

Il Cirò è la denominazione calabrese più nota. Ha ottenuto la DOC nel 1969, fra le prime in Italia, con decreto del 2 aprile di quell'anno. La zona di produzione riguarda i comuni di Cirò, Cirò Marina, Melissa e Crucoli, in provincia di Crotone: siamo sulla costa ionica a nord di Catanzaro, non lontanissimo ma già in un altro pezzo di Calabria.

Il Cirò Rosso nasce quasi interamente da uve Gaglioppo. È un vino dal colore non profondissimo, con una trama tannica evidente e gradazioni che possono salire parecchio. Esistono anche un Cirò Bianco, basato sul Greco bianco, e un rosato che in estate è la scelta più pratica. La versione Riserva prevede un periodo di invecchiamento più lungo prima dell'immissione al consumo.

Savuto e Lamezia, le denominazioni più vicine

Se il Cirò è il nome da cartolina, Savuto e Lamezia sono le denominazioni che raccontano meglio l'area attorno a Catanzaro. Il Savuto DOC prende il nome dall'omonimo fiume e insiste su comuni delle province di Cosenza e Catanzaro; nella versione rossa e rosata si basa su Gaglioppo, qui spesso chiamato Arvino, con una quota importante di Aglianico e piccole percentuali di altre uve locali.

Il Lamezia DOC copre invece la piana che si apre sul Tirreno, sul versante opposto dell'istmo rispetto a Catanzaro. Il disciplinare del rosso prevede un uvaggio composito, con Gaglioppo e Magliocco insieme e una quota rilevante di Greco nero e Marsigliana. Sono vini in genere meno austeri del Cirò, adatti a una tavola quotidiana.

Un'idea semplice: il morzeddhu catanzarese, lo spezzatino di frattaglie di vitello cotto lentamente nel pomodoro con peperoncino, alloro e origano, servito dentro la pitta. È il primo prodotto catanzarese ad aver ottenuto la De.Co., la denominazione comunale d'origine, e regge benissimo un rosso locale ben strutturato.

Greco di Bianco, il dolce dell'estremo sud

Vale la pena conoscerlo anche se si produce lontano da Catanzaro. Il Greco di Bianco DOC è un passito bianco che nasce nel comune di Bianco e in parte in quello di Casignana, sulla costa ionica reggina. Il disciplinare prevede almeno il 95% di uve Greco bianco. È un vino dolce, dal colore giallo dorato con riflessi ambrati: si trova in bottiglie piccole e si beve a fine pasto, non certo a litri.

Gaglioppo, Magliocco e la questione dei nomi

Qui serve una precisazione, perché è il punto in cui si legge più confusione. Per decenni Magliocco è stato usato come sinonimo di Gaglioppo, e in alcuni disciplinari e testi locali i due nomi compaiono ancora intrecciati. Gli studi ampelografici e genetici condotti fra gli anni Novanta e i primi Duemila hanno però chiarito che il Magliocco dolce è una varietà autonoma, tradizionalmente confusa non solo con il Gaglioppo ma anche con il Magliocco canino e con la Marsigliana nera. Nel 2014 sono stati iscritti al Registro nazionale delle varietà di vite i primi cloni selezionati di cultivar calabresi, fra cui Gaglioppo, Magliocco dolce e Pecorello.

Tradotto in pratica: se su un'etichetta trovate "Magliocco" in purezza, non state bevendo lo stesso vitigno del Cirò. È una distinzione che i produttori locali ci tengono a spiegare, e chiederla in enoteca è il modo più rapido per farsi raccontare qualcosa di serio.

Cosa portarsi a casa, e cosa aprire in appartamento

Accanto al vino, la Calabria ha una piccola collezione di prodotti tutelati che finiscono spesso nei liquori. Il Bergamotto di Reggio Calabria – Olio essenziale è una DOP: si ricava a freddo dal frutto del Citrus bergamia nelle varietà Femminello, Castagnaro e Fantastico, lungo una fascia di circa cento chilometri della costa ionica reggina. Sono DOP anche la Liquirizia di Calabria e il cedro coltivato sull'alto Tirreno cosentino. Da questi tre ingredienti nascono la maggior parte dei liquori e degli amari che vi verranno proposti a fine cena.

Con una cucina attrezzata a disposizione, l'acquisto diretto conviene: una bottiglia di rosso locale, pane, formaggio e qualcosa dal banco della salumeria risolvono una sera senza uscire. L'appartamento ha piano cottura a gas, forno e utensili, e la moka per il mattino dopo. Se volete costruirci attorno una giornata di visite fra cantine, borghi e coste, la pagina dintorni raccoglie le mete raggiungibili in auto da Via Domenico Marincola Pistoia.

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