Ci sono città che si capiscono solo guardando una cartina. Catanzaro è una di queste. Si trova nel punto in cui l'Italia si assottiglia più che in qualsiasi altro tratto della penisola, e tutto il resto — la forma del centro storico, il clima, perfino i soprannomi che i catanzaresi usano da secoli — discende da lì.
Trenta chilometri fra due mari
L'istmo di Catanzaro è la porzione più stretta d'Italia: una striscia di terra di una trentina di chilometri che unisce le due coste, dal Golfo di Squillace sul versante ionico al Golfo di Sant'Eufemia su quello tirrenico. È un dato geografico, ma ha conseguenze molto concrete per chi soggiorna qui: dallo stesso alloggio si raggiunge in mattinata lo Ionio e nel pomeriggio il Tirreno, cosa che in quasi nessun'altra parte d'Italia è possibile.
Nelle giornate particolarmente limpide, dai punti alti dell'entroterra provinciale si possono vedere contemporaneamente i due mari, e a volte il profilo delle isole Eolie e quello dell'Etna sull'orizzonte. Non capita spesso, ma capita.
I tre colli e lo stemma
Catanzaro è chiamata "città dei tre colli" perché il suo nucleo antico si è sviluppato su tre rilievi, che compaiono anche nello stemma civico: il colle di San Trifone, oggi San Rocco; il colle del Vescovado, oggi l'area di Piazza Duomo; e il colle del Castello, oggi San Giovanni. Camminando nel centro storico questa struttura si sente nelle gambe: le strade salgono e scendono di continuo, e le piazze sono pianori strappati alla pendenza.
Accanto ai tre colli, la tradizione locale parla delle "tre V": la V di San Vitaliano, patrono della città; la V di vento; e la V di velluto, in ricordo dell'industria serica che per secoli è stata la principale attività cittadina.
Perché "città del vento"
Il soprannome non è folklore. Catanzaro si trova su un crinale esposto in due direzioni: da un lato riceve le correnti che salgono dallo Ionio, dall'altro quelle che scendono dalla Sila. La ventilazione è quasi costante e in estate rende le sere del centro storico sensibilmente più fresche di quelle della marina. È anche il motivo per cui, salendo dai nove chilometri di distanza che separano la costa dalla città alta, si percepisce un cambio d'aria netto.
Dalla rocca bizantina ai Normanni
Sulla data di fondazione le fonti non concordano e conviene diffidare di chi la dà per certa. La tradizione racconta che intorno al IX secolo due comandanti bizantini spostarono le popolazioni costiere verso l'interno, in posizione difendibile, per sottrarle alle incursioni saracene; la fortificazione avrebbe preso il nome di "Rocca di Niceforo", dal generale bizantino Niceforo Foca il vecchio. Altre ricostruzioni collocano la nascita della città più avanti, nella seconda metà del X secolo.
Il nome stesso della città rimanda a un mestiere: l'etimologia più accreditata lo fa derivare dal greco katartàrioi, i lavoratori della seta. All'inizio del X secolo la città fu occupata dai Saraceni, che vi fondarono un emirato e le diedero il nome arabo di Qatansar; intorno all'anno Mille si ribellò, tornando per un periodo sotto controllo bizantino.
Nel 1069 Catanzaro fu l'ultima città calabrese a cadere, dopo mesi di resistenza, sotto l'assedio dei Normanni di Roberto il Guiscardo. I Normanni costruirono il castello e la città divenne feudo degli Altavilla. Nel 1121, in epoca normanna, fu eretta la prima cattedrale, dedicata a Santa Maria Assunta e agli apostoli Pietro e Paolo. Più tardi, nel 1528, la città resistette all'assedio francese schierandosi con Carlo V: da quell'episodio derivano il titolo di "Magnifica e Fedelissima" e l'aquila imperiale nello stemma.
Il ponte che si vede da tutta la valle
Il simbolo contemporaneo della città è il Viadotto Bisantis, noto anche come ponte Morandi dal nome del suo progettista, l'ingegner Riccardo Morandi. Inaugurato nel 1962, scavalca la valle della Fiumarella con un unico arco in calcestruzzo armato: è lungo 468 metri e alto 112, ed è a lungo stato citato fra i ponti ad arco a campata unica più ampi al mondo. Vederlo dal basso, risalendo verso la città, restituisce l'idea della topografia meglio di qualsiasi descrizione.
Come leggere la città camminandoci dentro
Il modo più onesto di visitare Catanzaro è partire dal colle del Vescovado e scendere. Corso Mazzini attraversa il crinale da parte a parte ed è la spina dorsale: da lì si aprono i vicoli che scendono ripidi verso le due valli. In un paio d'ore si tocca tutto il nucleo antico, e le tre V smettono di essere uno slogan turistico. Per iniziare dal punto in cui la città si è organizzata attorno alla sua cattedrale, vale la pena leggere la scheda sul Duomo di Catanzaro.
Dormire in città, a nove chilometri dal mare
Calabria Bella si trova in Via Domenico Marincola Pistoia 328, a Catanzaro: base pratica per il centro storico e per le spiagge di Catanzaro Lido. Parcheggio pubblico gratuito in strada.