Il viadotto Fausto Bisantis che scavalca la valle della Fiumarella, a Catanzaro
Il viadotto Fausto Bisantis che scavalca la valle della Fiumarella, a Catanzaro. Foto: Benjamin Smith · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Un arco solo, sopra un vallone

Chi arriva a Catanzaro da ovest lo incontra prima ancora della città: un arco di cemento armato teso da un versante all'altro della valle della Fiumarella, con il vuoto sotto e i tetti del centro che si intravedono in fondo. È il viadotto Bisantis, per tutti in città semplicemente il ponte, e per chi ci abita è un passaggio quotidiano più che un monumento.

L'idea nasce negli anni Cinquanta. L'amministrazione provinciale, presieduta da Fausto Bisantis, decide di dare alla città un nuovo accesso dal lato occidentale scavalcando in un colpo solo il vallone che la separa dalla piana. Il progetto viene affidato a Riccardo Morandi, che sceglie la soluzione più netta possibile: una sola arcata, senza pile intermedie a scendere nel torrente.

I numeri, che qui contano davvero

  • Luce dell'arcata: 231 metri.
  • Lunghezza complessiva: 468,25 metri.
  • Altezza sul fondovalle: 112 metri.
  • Freccia dell'arco: 66,12 metri.
  • Larghezza dell'impalcato: 12,5 metri.
  • Cantiere: 1959-1962, impresa Sogene.

Quando fu completato, nel 1962, era il ponte ad arco in cemento armato più alto del mondo, e la sua campata era la seconda al mondo fra gli archi in calcestruzzo a luce unica, dietro soltanto al Sandöbron svedese. Ancora oggi è l'arco in cemento armato di luce maggiore d'Italia. Morandi lo disegnò come un arco a tre cerniere: il disarmo delle centine, cioè il momento in cui si toglie l'impalcatura provvisoria e la struttura resta in piedi da sola, fu seguito da mezza città con il fiato sospeso, e passò alla storia dell'ingegneria proprio perché per un arco di quelle dimensioni andò liscio.

Nel 2002, quarant'anni dopo l'inaugurazione, il viadotto è stato ufficialmente intitolato a Fausto Bisantis. Il nome che si sente per strada, però, resta quello del progettista: il ponte Morandi.

La valle sotto, e il dicembre del 1961

Il fondovalle della Fiumarella non è solo paesaggio. Il 23 dicembre 1961, un anno prima dell'inaugurazione del ponte, un treno delle Calabro Lucane in arrivo a Catanzaro deragliò proprio qui: il rimorchio si staccò dall'automotrice e precipitò per una quarantina di metri nel torrente. Morirono 71 persone, in larga parte studenti e pendolari, molti dei quali di Decollatura. È uno dei disastri ferroviari più gravi e meno ricordati della storia italiana, e a Catanzaro una strada porta il nome delle vittime. Attraversare il viadotto sapendolo cambia lo sguardo su quella valle.

Il ponte ha marciapiedi stretti lungo una carreggiata trafficata, e Catanzaro è una città notoriamente ventosa: a 112 metri di altezza le raffiche si sentono. Se vuoi attraversarlo a piedi, mettiti scarpe chiuse, tieni bambini e cani vicini e rinuncia del tutto nelle giornate di vento forte o di pioggia.

Il Parco della Biodiversità, il verde subito dopo il cemento

A poca distanza dal ponte, la città cambia completamente registro. Il Parco della Biodiversità Mediterranea occupa sessanta ettari ed è stato inaugurato nel 2004 recuperando i terreni della vecchia scuola agraria: una parte è giardino pubblico attrezzato, l'altra è il bosco della Valle dei Mulini. Dentro ci sono circa cinquantamila piante della macchia mediterranea, sentieri per camminare, correre o andare in mountain bike, un centro equestre e il MUSMI, il museo storico militare dedicato alla Brigata Catanzaro.

La sorpresa, per chi non lo sa, è la collezione di arte contemporanea all'aperto: fra i viali del parco sono installate opere di artisti di rilievo internazionale, da Dennis Oppenheim a Tony Cragg, da Jan Fabre a Mimmo Paladino. È il posto giusto per far correre i bambini dopo una mattinata passata a guardare in su.

Da dove si vede meglio

Il viadotto si guarda in tre modi diversi, e sono tre esperienze diverse.

  • Dal ponte stesso: camminando sul marciapiede si vede la valle aprirsi sotto, con il torrente in fondo e i versanti coperti di verde. È l'unico punto da cui si percepisce fisicamente l'altezza.
  • Dal basso: dalle strade che risalgono il vallone l'arco appare intero, con il cielo dentro. È la vista che rende l'idea della luce dei 231 metri, ed è anche la migliore per le fotografie.
  • Dall'alto della città: dai punti panoramici del centro storico, la terrazza del San Giovanni compresa, la struttura si staglia contro la valle. La sera, illuminata, è il profilo che i catanzaresi riconoscono da chilometri.

Dal nostro appartamento in città il ponte è a pochi minuti di auto, e ci si passa quasi per forza andando verso ovest. Se vuoi sapere com'è fatta la casa, quante persone ospita e come funzionano check-in e parcheggio, trovi tutto nella pagina dell'appartamento.

Una base in città, sotto il ponte

Da Calabria Bella il viadotto è a pochi minuti: appartamento intero di 40 mq al secondo piano, due camere, aria condizionata e parcheggio pubblico gratuito in strada, senza la caccia al posto auto.